Microplastiche nel Lago di Garda sono tornate al centro del dibattito scientifico e della gestione ambientale dopo un appello del WWF Bergamo Brescia che ha richiamato l’attenzione sulla vulnerabilità dell’ecosistema del Benaco. I dati rilanciati dall’associazione richiamano una ricerca condotta su 14 bacini prealpini, in cui il Garda risulta tra i più contaminati: è stata indicata una concentrazione media superiore a 61 particelle di materiale plastico per chilogrammo di sedimento e quasi 667 particelle per metro quadrato.
Secondo quanto riportato, la contaminazione non riguarda soltanto fondali e litorali, ma può coinvolgere la catena trofica ittica. Nelle settimane precedenti, analisi su campioni di pescato avevano evidenziato la presenza di microfibre sintetiche nello stomaco e nei tessuti di circa l’80% degli esemplari di persico reale, lavarello e alborella. Il quadro viene collegato alla combinazione di un ampio bacino idrografico, a una elevata densità abitativa lungo la costa e a una pressione turistica con decine di milioni di presenze concentrate nei mesi estivi.
Nel dettaglio, l’analisi tecnica del WWF indica come principali vie di ingresso degli inquinanti microplastici gli scarichi fognari, i residui dei prodotti per la cura personale e la degradazione di rifiuti abbandonati lungo spiagge e affluenti. A questi si aggiungono gli apporti legati alla navigazione da diporto e al trasporto atmosferico. La questione riapre inoltre il confronto politico e infrastrutturale sull’ammodernamento del sistema fognario e di depurazione, con discussioni che da anni riguardano, tra gli altri, la dismissione della vecchia condotta sublacuale tra Toscolano Maderno e Torri del Benaco e i nodi di Esenta a Lonato del Garda e di Gavardo, oltre ai progetti discussi nei tavoli pubblici di Salò e agli interventi di collettamento verso il polo di Peschiera del Garda.
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